Summer is a state of mind

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Questo post parla di come l’estate porti tutti a vivere in modo molto più spensierato e leggero, di come il sole e l’aria estiva fanno vivere tutto in modo più solare e leggero, per quanto possibile ovviamente, ma si sa il sole ti mette per forza di buon umore.
E non sarà certo la pioggia e il grigio di questi giorni (che fa molto novembre) a fermare questo spirito, una volta ricordo di una T-shirt che diceva “Summer is a state of mind”, ed è proprio in questo state-of-mind che la redazione ha sfidato una giornata di pioggia per fare delle interviste a Gardaland. Giornata di pioggia mica da ridere roba da 16 gradi e gocce pesanti per sei ore quasi continue con qualche accenno a smettere che sapeva tanto da presa in giro, una pioggia che ti prendi tutta perchè o salvi l’attrezzatura o salvi te stesso.
E quando sei fradicio da tutto il giorno la tua unica scusa per non fare il Blu Tornado è solo “Vi tengo la roba”, bugia poco credibile ma che ti permette di farla franca un altra volta. Ma dopo una giornata fatta di un mezzo incidente in autostrada, ore di ritardo, passare tre volte dall’ingresso pubblico all’area di servizio e indietro ancora per ritirare gli accrediti, pioggia come Dio la mandava, ospiti da intervistare che non si rintracciano, eventi rinviati a causa maltempo, giostre chiuse per l’acqua, si poteva anche non essere dell’umore adatto per farsi proiettare nel cielo grigio sopra il Garda con le gambe a penzoloni.
Tutte scuse! E in ogni condizione si presenti davanti resta vera una sola cosa:
Summer is a state of mind!
A presto il materiale prodotto in quella giornata.

150 anni di unità

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1861-2011 centocinquanta anni di unità nazionale. Tra passato e futuro, sono iniziate le celebrazioni che culmineranno il prossimo 17 marzo, data in cui Vittorio Emanuele II assunse il titolo di primo Re d‘Italia. Il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ha inaugurato a Quarto l’anno commemorativo. Dodici mesi interamente dedicati a questa importante ricorrenza, che vuole essere un momento di rilancio per tutto il Paese.
Ricordare è importante ma lo è ancor di più interrogarsi sul significato profondo dell’essere parte di una comunità nazionale. Su che cosa vuol dire essere italiani e sul perché è giusto salvaguardare l’unità. Avere una storia condivisa e dei simboli nei quali riconoscersi, è alla base della convivenza all’interno di uno stato. È necessario andare oltre la retorica e soffermarsi sulle cose realmente importanti, come la conoscenza della storia. Se non si conosce da dove si viene è difficile capire il presente e soprattutto costruire il futuro.
L’Italia come è noto ha avuto una storia travagliata. La Repubblica nata il 2 Giugno del 1946 è solo una parte della secolare vicenda nazionale. Il Risorgimento è stato il momento culminante di un percorso lungo e doloroso, frutto della volontà d’indipendenza e del desiderio di unità. Un sentimento d’italianità che nasce da lontano e che affonda le proprie radici nella comune origine romana. Anche la lingua, l’evoluzione del fiorentino, ha giocato un ruolo fondamentale e grazie alle opere di Dante, Petrarca, Manzoni e molti altri, è diventata il collante culturale di tutta la penisola.
Gli italiani sono abituati a dividersi quasi su tutto, un po’ per vizio e un po’ per orgoglio. Possiamo affermare dunque che l’Italia è bella perché è varia? Certamente. Il Bel Paese affascina per le sue tante storie e per le sue millenarie tradizioni. Un recente sondaggio, realizzato in occasione della festa della Repubblica, ha riscontrato che l’83% degli intervistati considera l’unità nazionale una cosa positiva.
Anche Vicenza si prepara a celebrare l’unità e il Comune ha lavorato ad un programma di eventi ad hoc. Nei prossimi mesi cercheremo di seguirlo approfondendo questo tema.
Viva l’Italia!

Andrea Guglielmi

Ora o mai più

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Sole, finalmente. Tiriamo fuori maniche corte e bermuda, la bella stagione è entrata nel vivo.
Si dice che l’uomo si ricarichi naturalmente esponendosi al sole; i raggi solari penetrano nel nostro corpo e ci inondano di energia “pulita”. Tutto acquista colore e la quotidianità sembra meno pesante del solito. Per trarre beneficio dalla stella più luminosa è sufficiente disporsi come fanno le lucertole, magari su una sdraio, e cercare di ricaricare le pile il più possibile. Fate attenzione però, la primavera non porta solo gioie. La scuola sta per finire e bisogna conquistarsi la promozione o preparasi per gli esami di maturità; gli universitari a breve entreranno nel vivo della sessione estiva (qui la faccenda si fa molto seria perchè bisogna dare un senso all’anno accademico!); qualcuno sta cercando un lavoretto per l’estate e i più fortunati stanno già progettando le vacanza. Le lacrime da coccodrillo non servono a nulla, e nemmeno il “tranquilli, faccio domani”. Non rimandare al domani quello che puoi fare oggi diceva sempre la nonna. Parole sante, perché il domani sarà sempre più caldo e le belle giornate non conciliano di certo lo studio. Ora et labora.

La primavera è qui

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VI-Style è solo ONLINE

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vicenza-vistyle

È tornato VI-Style. Ci siamo concessi una piccola pausa, dovuta in verità ad alcune scelte del nostro editore.
Nei quasi due anni di attività del nostro inserto mensile ci siamo occupati diverse volte del rapporto tecnologia-uomo e di come esso modifichi, non sempre in meglio, la nostra esistenza. Nemmeno il tempo di approfondire l’argomento ed eccoci spediti alla conquista del web. Non si tratta di colonizzare un selvaggio ovest ne tantomeno di superare le colonne d’Ercole, ma per noi si tratta pur sempre di esplorare terreni fin qui poco battuti. I più attenti di voi si saranno già accorti dell’attività dei nostri sherpa che, nonostante VI-Style venisse realizzato su carta, avevano dato vita al sito www.vistyle.info. Quest’ultimo si è rivelato nel tempo molto più di una vetrina ed ha iniziato a brillare di luce propria.
Quello che state visualizzando in questo momento non ne è solo la continuazione ma un’autentica sua evoluzione che nelle nostre intenzioni dovrebbe riuscire a coniugare leggibilità e fruibilità dei contenuti con una veste grafica originale.
Abbiamo abbandonato la carta e siamo approdati definitivamente alla rete con una responsabilità maggiore: gestire una testata d’informazione online. Al di là dei tecnicismi legati al mondo della pubblicistica,ci preme sottolineare che questo spazio virtuale sarà a tutti gli effetti un sito d’informazione, con le sue regole e soprattutto con la sua etica. Le notizie che leggerete saranno sempre controllate preventivamente e nulla verrà lasciato al caso. L’obiettivo? Quello di sempre, conoscere e raccontare le nuove generazioni vicentine.
Rimane  quel  pizzico di amarezza inevitabile quando si lascia una cosa bella e per la quale ci si è impegnati a fondo ma l’entusiasmo per la nuova avventura ci ha subito contagiati.
Continuate a seguirci e soprattutto interagite, interagite e interagite sennò che ci siamo venuti a fare nel web!

Andrea Guglielmi

Editoriale

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Un minuto

Quanto è lungo un minuto? 60 secondi direte voi! Certo, il tempo è qualcosa che l’uomo moderno ha imparato a controllare in modo scientifico e con la massima precisione. Ma il tempo racchiude un valore profondo, che dà il senso alla vita di tutti i giorni, risultato delle azioni che ognuno di noi compie in un preciso arco temporale. Quello che facciamo e  il valore che assegniamo alle nostre azioni fa si che il tempo, anche un singolo minuto, possa diventare un qualche cosa di estremamente intenso e appagante.
Anche noi abbiamo assistito agli ultimi drammi collettivi che hanno colpito l’Italia: dal terremoto in Abruzzo passando per  il più attuale attentato in Afghanistan e la frana di Messina. Quanto è lungo un minuto di silenzio? La risposta se seguiamo il nostro ragionamento dovrebbe non avere nulla a che vedere con orologi e affini. Sessanta secondi passati ad immaginare,  ricordare o semplicemente a pregare possono significare tante cose diverse, ma una su tutte: il dolore rende tutti uguali.
È bello vedere tanta gente unita nel ricordo comune,  un grande abbraccio collettivo rivolto a chi tra noi sta soffrendo di più, alle vittime e ai loro cari. Un minuto di silenzio se pesato in questi termini vale moltissimo e a volte quel minuto sembra durare anche troppo; ci sembra infinito e ci chiediamo se chi ha dato il via al silenzio, sia esso un arbitro o un Generale, non si sia sbagliato e invece di un minuto ne stia contando due. Uno o due minuti che siano, negli stadi come nelle piazze durante il silenzio la gente talvolta applaude. Ma se davvero di silenzio si tratta, almeno per un minuto, sarebbe bello che silenzio rimanga.

Editoriale

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Non abbiate paura. O forse sì. Parliamo di febbre A, la nuova influenza esplosa in Messico che da diversi mesi è al centro della cronaca. La faccenda è seria (chi vi scrive per sicurezza ha già indossato la mascherina bianca tipo guerra batteriologica!): negli Stati Uniti molto probabilmente saranno vietati, per evitare il contagio, baci ed effusioni varie nei college e nelle università, il nostro Pietro Zanella è infatti già in procinto di rimpatriare. In Italia il Ministro Gelmini propone delle vacanze natalizie allungate visto che il picco di influenza è previsto per dicembre-gennaio, in tutti gli altri paesi europei il dibattito è acceso e si rincorrono voci su provvedimenti e iniziative per contrastare la pandemia. La faccenda rischia di essere tremendamente seria, altro che SARS: l’allarme è alto e stavolta ad essere nel centro del mirino sono i giovani. Il 31% dei casi colpiti appartiene ad una fascia d’età compresa tra i 18 e 49, gli ultra 65enni si aggiudicano solo il 3% dei casi, mentre i bambini dai 5 ai 9 anni il 19%. Se al Messico associate la Corona, lasciate perdere e rimettetela in fresco. La febbre suina colpisce prevalentemente le nuove generazioni ed è questo dato, inconsueto, che impone riflessioni. È una novità senza precedenti, per la prima volta la parte della popolazione più a rischio per un virus influenzale non sono anziani, bimbi e cardiopatici, ma i giovani. Discoteche, cinema, biblioteche, tutti questi luoghi potrebbero diventare futuri set di E.R con tanto di mascherine e camici verdi. Scene da apocalisse? Troppo rumore per nulla? Speriamo di sì, in fondo il caso meningite esploso 2 anni fa ci ha insegnato che l’informazione e la prevenzione non fanno mai male, le psicosi di massa sì.

Editoriale

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Abbiamo parlato di estate e d’Italia perché crediamo che molte risposte siano una questione di  identità e di  contesto. È indispensabile saper trovare in ogni cosa ciò che la distingue da tutte le altre, ciò che le dà valore.
Abbiamo parlato di estate perché non è solo il periodo di feste, vacanze e parties è un periodo che ci fa vivere anche se per poco con dei ritmi diversi, che dovrebbero farci apprezzare l’anno di lavoro o di studio. E, proprio in questo ritmo diverso, a volte capiamo meglio chi siamo e cosa vogliamo. E se poi tra un mojito e l’altro ti trovi a pensare a cosa vuoi fare della tua vita, magari non è solo il rum che fa effetto.
Il break estivo è una rottura del ritmo della quotidianità, come sarebbe una rottura della quotidianità combattere ogni cosa che non ci piace in modo positivo, la vera ribellione in un periodo come quello che stiamo vivendo forse non si fa distruggendo ma costruendo, credendoci e facendo ciò che sembra impossibile, rendendolo possibile.
Cè una storia che parla proprio di questo: c’era una volta un artista inglese che una notte alloggiava in un hotel di Barcellona. Ogni notte allarmi di automobili in strada lo svegliavano sistematicamene.
Una notte poco prima dell’alba scese con un coltello e bucò le gomme di un auto che suonava in quel momento. Tornato a londra si sentì molto in colpa e decise di trasformare quella rabbia, quella frustrazione in un progetto d’arte, la rabbia era diventata energia positiva usata per creare qualcosa. Così a Londra quando suonava un allarme lui scendeva in strada e ballava a ritmo di quel suono irritante e intermittente, e realizzò dei video su questo.In fondo è molto più punk usare la rabbia come energia positiva per costruire qualcosa in modo creativo piuttosto che per distruggere.
La distruzione è diventata un vizio facile e invitante, costruire è più difficile ma più anticonformista.

Il nostro primo anno

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In un anno possono cambiare tante cose, e noi, dopo un anno, siamo ancora qui, tra difficoltà, soddisfazioni, articoli fati e rifatti, restyling, collaboratori che vanno e collaboratori che vengono, visioni concretizzate, proposte infrante e altre rimaste nel cassetto. Ezra Pound scrisse: “Le uniche idee che riconosco sono le idee che diventano azione”, ed è con questo spirito che siamo ancora qui, in un mondo che non è molto diverso da com’era quando siamo partiti un anno fa; e noi, come un anno fa, con quello stesso spirito, cerchiamo ancora di rendere azione le nostre idee, riportando quello che sentiamo e quello che percepiamo nell’aria di questi, quasi conclusi, anni zero del nuovo millennio.

Anche noi come tutti gli appartenenti alla nostra generazione abbiamo oscillato e oscilliamo tutt’ora, sentendoci a volte una grande forza promotrice di nuove proposte ed iniziative per il futuro, a volte alieni sotterranei stanchi della loro casa, che mangiano kebab nelle ore più improbabili, cercano luoghi dove suonare, scrivere, dipingere, frequentano le scuole e le università di giorno e i locali e i club la notte. Anche noi come tutti oscilliamo tra la comodità di un iPod e il feticismo del cd, oscilliamo tra il Grande Fratello e leggere un libro, tra i software di lavoro e facebook, tra l’andare al cinema ed il download pirata da Emule, tra l’impegno politico e sociale e il qualunquismo annoiato.

Come tutti, anche noi, fluttuiamo nell’epoca delle grandi contraddizioni, delle grandi opportunità e delle grandi sconfitte. Anche se noi diversamente da altri un’opportunità l’abbiamo avuta e se ce la stiamo ancora giocando è non solo perché, un pò bravi lo siamo stati, ma soprattutto perché qualcuno ha creduto in noi, primo tra tutti il nostro direttore, Luca Ancetti, che dal nulla ci ha dato la possibilità di realizzare questo progetto, credendo, non solo a parole, in quattro studenti alle prime armi, ma fornendo realmente lo spazio e gli insegnamenti necessari. Quindi, se state leggendo queste pagine, come noi che le stiamo scrivendo, lo dobbiamo in parte anche a lui.

Oggi VI-Style si prepara alla sua grande espansione nella rete, “dopo un anno è anche tardi!” qualcuno dirà, ma il giornale è una cosa, il sito sarà un altra. Ci permetterà di tendere le nostre braccia, bypassando gli ormai noti limiti del cartaceo, e costruendo un portale di riferimento che non raccolga solo informazioni, ma sia capace di trasferire nella rete quello che annusiamo quello che sentiamo, quello che percepiamo nell’aria, aiutandoci, se possibile, a capire un pò meglio le situazioni che ci circondano. E quando scriviamo “noi”, intendiamo tutti gli appartenenti alla generazione che oscilla e che continua ad oscillare.