Pierpaolo Capovilla e Mara Maionchi all’MTV Day 2010

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Ad un certo punto mentre si discorre di musica tra intenti artistici e culturali e musica promossa dalla tv e mercato discografico, il dibattito si accende tra il frontman de Il Teatro degli orrori e la Maionchi.

BAGARRE from MTV Italia on Vimeo.

INTO THE PIT 2

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Torna INTO THE PIT, festival giunto alle seconda edizione dopo il successo di pubblico e critica del 2009.
5 giorni di musica di generi diversi tra i più rilevanti nomi della scena ……. ed elettronica.

FreeMosh Team, in collaborazione con Global Beat, Nocturnal Movies e Riding In Circle, con il supporto di ArtyParty, FlipOut Skate Shop, Gattolente e King’s Road magazine, rinnova l’imperdibile appuntamento, sfornando una line-up di prestigio e sorprendente. Il festival si terrà il 27-28-29-30-31 luglio 2010 al Jack Hole in via Zamenhof 411, a Vicenza a partire dalle ore 19.00.

Occasione imperdibile per tuffarsi in un party di cinque giorni tra musica punk, rock, hardcore ed elettronica con alcuni tra gli artisti più affermati della scena nazionale e internazionale.

See you into the pit!

www.freemoshteam.com
www.myspace.com/freemoshteam

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I prezzi:

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Set fotografici e prezzi cheap, ecco il nuovo aperitivo del giovedì vicentino

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Il giovedì sera a Vicenza “Scatta l’aperitivo”, un’iniziativa per rivitalizzare il centro storico durante la settimana, e offrire ai giovani un aperitivo alternativo, con dj set, mostre fotografiche e prezzi molto invitanti (un esempio su tutti, birra da mezzo a 2 euro!).

VI-Style ha intervistato “il Marza“, l’ideatore di questa iniziativa:

Come è nata l’idea di organizzare “Scatta l’aperitivo”?

Per via della mia passione per la fotografia e della voglia dei ragazzi dell’ Antico Bar del Corso è nato Scatta L’aperitivo, un cantiere continuo!! E’ iniziato idealmente come spazio espositivo per fotografi emergenti, durante un evento dove si mira a distrarre la clientela con un arricchimento visivo, in corso d’opera è stato allestito un “set fotografico”, dove vogliamo sperimentare un laboratorio a contatto con il pubblico, per rendere la settimana successiva lo stesso parte della mostra. Ogni set ha un tema che viene sviluppato durante la serata in collaborazione con i ragazzi di Heroes Art e iD Photo per rendere l’esposizione e le foto particolari e uniche!!

Perchè hai scelto il giovedì sera?
Il giovedì è una serata creativa: Per i musicisti è momento di prove in stanza, per i cineasti è tempo di cineforum, potrebbe diventare un appuntamento, l’Aperitivo Fotografico!!

Quante edizioni hai organizzato fin’adesso? C’è stato un seguito di persone soddisfacente?

Dall’8 Aprile si sono svolte 7 edizioni, l’interesse inizia a crescere e ci regala la voglia di continuare!!

Programmi per il futuro? Vuoi dare continuità a questo evento?
Il progetto vorrebbe continuare con cadenza settimanale ogni giovedì sera fino a metà luglio.
Se forze, motivazione e interesse della gente ci sosterranno festeggeremo più volte insieme le notti estive!!

Dai un voto a Vicenza per quanto riguarda gli eventi per i giovani (aperitivi, feste ecc) e spiega il perchè del tuo voto.
Negli ultimi anni, questa città alla sera diventa un Luna Park, voto 10 per l’impegno di chi organizza, anche se critico più di qualche comportamento di chi partecipa, a volte creando grossi problemi a locali e organizzatori…
L’impegno profuso dalle diverse realtà organizzative ha creato un week-end che inizia il mercoledì e finisce la domenica!!

Leopoldo Drago

La Banda del Buco

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Quindici aspiranti giovani scrittori e una parola cardine su cui far ruotare pensieri in libertà, questa la ricetta del “buco”, rivista letteraria in cerca di editore.
Interrogato sull’arte dello scrivere da un giornalista del New York Times Review, Ernest Hemingway disse: ..” lo scrivere implica, nel migliore dei casi, un’esistenza solitaria”. Nell’era delle comunicazioni,  qualcosa sembra essere cambiato.
La banda del Buco”, appare come un gruppo compatto, libero da preconcetti o etichette e, forse proprio per questo, in cerca di un editore.
Si rilassino i professori e i ben pensanti, non siamo al cospetto di un rigurgito sessantottino, nessun romanzo collettivo, non una comune di scrittori,  solo l’estrema urgenza di dare spazio alle proprie parole, di farsi conoscere, di mettersi in gioco.
Nell’era di internet a qualcuno basta un blog, ed infatti, il buco ha un suo spazio anche in rete. l’indirizzo a cui cercare, mostra una certa ironia:www.notediunostitico.it. Avvertenze digitate con cautela. Enzo Biagi definiva lo scrivere un lavoro per penne narcise e sederi intelligenti, ma visto l’immondizia che circola troppo spesso nel web, meglio assicurarsi che lo stitico in questione apprezzi la letteratura.
Altrimenti conviene passare al formato più tradizionale, quello cartaceo. Impossibile trovare il buco in edicola, più facile soffermarsi a fare due chiacchiere con gli autori durante le varie feste cittadine, dove normalmente hanno uno stand, e portarsi a casa il manoscritto. Provare per credere.
In quanto ai contenuti, si sarebbe forse dovuti partire da li, nel recensire una tale iniziativa, il giudizio non può essere univoco,vista la diversità di stile tra i diversi autori, e forse, è anche del tutto irrilevante. Vicenza non è la Parigi di fine ottocento, non vanta lo skyline di New York, o la freschezza underground di Berlino o Londra. I nipotini del Pigafetta hanno, prima di tutto, il merito di esserci.
Il lettore medio, oggi giorno, spende all’incirca sette minuti su un quotidiano e poco di più su un manoscritto.
Di questi tempi, dunque, lanciare una rivista letteraria, o almeno provarci, appare un gioco difficile  e allo stesso tempo romantico.  Roba da far ammutolire al don chischiotte e sancho panza.
Con buona probabilità, nessuno dei soliti ignoti, (la banda del buco) arriverà mai a firmare un best seller, ma a questi quindici temerari della parola, occorre prestare un minimo di attenzione. Poi, dopo aver letto le loro fatiche, che questo mese avevano come tema la parola respiro,  potremo giudicarli, dire che si tratta della solita “frittata” post adolescenziale, che una laurea in lettere non ti dà il diritto di copiare lo stile di uno scrittore e spacciarlo per tuo, che, in fondo, aveva ragione Antoni Artaud e tutta la scrittura è cochonnerie.

P.O.Z.

Torna “Arty Party”: arte, musica e tante sorprese

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Ad un anno di distanza dal primo evento torna Arty Party, la tre giorni di festa all’Araceli all’insegna di musica, arte e divertimento! Tema della manifestazione saranno le “origini”. Si parte venerdì 28 maggio con il Color Code Party: gadget colorati all’ingresso (offerta libera), e tante sorprese divertenti durante la serata. Sabato è il turno di Dj Spiller, la cui canzone “siete pro.. siete pro.. siete pronti per lo show!” spopola tra i giovani. Oltre a Spiller ci saranno i gruppi dal vivo, tra cui i The Wanted, i cui membri provengono proprio dalla parrocchia di Araceli. Domenica torna il reggae venessian, con Furio dei Pitura Freska che si esibirà in uno spettacolo unico. Ma Arty Party è, ovviamente, anche arte: durante tutta la manifestazione saranno aperte una mostra di fotografia, una “galleria d’arte” con opere di giovani artisti vicentini, ci sarà una parete per i graffiti e i visual proietteranno immagini sulle pareti che interagiranno con il pubblico presente. Domenica inoltre alle 15.30 ci sarà “Pups Day“, un workshop organizzato da Il Gattolente & Ludico, e alle 16.30 una conferenza progetto organizzata da Legambiente, chiamata “Riciclarity“. Alle 18.00 poi spazio ai motori, con il raduno del Vespa Club Vicenza.

Una tre giorni ricca di iniziative, per tutti i gusti e tutte le età, a cui VI-Style sarà presente, con una postazione da cui si potranno rilasciare dichiarazioni e commenti: non mancate!

“Avatar”, un film di James Cameron

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Si sa, il progresso e lo sviluppo tecnologico sono da sempre stati i mezzi che hanno accompagnato l’uomo fin dalla sua comparsa. Dal fuoco alla ruota, l’umanità si è adeguata ai nuovi progressi e ora, dopo l’uscita di Avatar, anche il cinema dovrà adattarsi al futuro. Un film che ha abbattuto ogni record di costi e di incassi, qualcosa di inimmaginabile, che lo porta di diritto nella Hall of Fame del cinema. Ma al di là di queste considerazioni commerciali e produttive, è importante valutarne il valore intrinseco. Di certo la visione della pellicola è consigliabile nella versione in 3D, per capire con esattezza il passo rivoluzionario effettuato da James Cameron; chi dunque non ha potuto vederlo in sala si è perso molto. Il film infatti è stato girato con una tecnica basata sull’affiancamento di due cineprese digitali ad alta definizione, che riprendono la stessa scena ma con due prospettive leggermente diverse, creando così l’effetto tridimensionale. Il risultato che si è così ottenuto è stato a dir poco straordinario. Mai si erano visti paesaggi fantasy dai colori e dalle cromature così mozzafiato. Pandora, nell’immaginario di noi spettatori, appare come il luogo ideale per le vacanze, tra montagne volanti, animali selvaggi e piante mitologiche. Un luogo favoloso, incontaminato, dove la Natura è la degna regnante. Ma si sa, non tutto ciò che luccica è oro. Infatti Cameron sembra essersi divertito a farci perdere gli occhi nell’osservazione di questo mondo colorito, straniato, limitandosi ad una trama alquanto scontata. Non per niente i tre premi Oscar ottenuti sono stati conquistati solo nei settori “visivi”: scenografia, fotografia ed effetti speciali. Per il resto una storia in parte già vista in molti film, come ad esempio in “Balla coi lupi”, dove al posto degli indiani d’America con le loro tradizioni, abbiamo la popolazione dei Na’vi con i loro riti che lottano contro il nemico: l’uomo. Comunque il messaggio che il film si propone di darci va sicuramente premiato per l’intento pacifista e per la difesa della Natura, madre di ogni creatura, tanto che la razza aliena che popola Pandora vive in simbiosi con la fauna e la flora circostante costituendone un’unica entità; cosa che noi umani in migliaia di anni non siamo riusciti ancora a fare. Non vanno tralasciate poi alcune scene memorabili come quella finale; l’idea delll’utilizzo dell’Avatar da parte degli umani per assumere le sembianze dei Na’vi, o l’addestramento effettuato dal soldato buono, Jake Sully, per diventare a tutti gli effetti un membro della razza aliena. Rimane in ogni caso un film da vedere, 162 minuti che trascorrono piacevolmente, senza noie, ma se vi aspettate una pellicola dalle trame complicate questo non fa al caso vostro, ma al caso di chi ama gli effetti speciali e i mondi fantastici.

Simone Trombin

“Pianoforte vendesi” di Andrea Vitali

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È una sera di pioggia, fredda e umida, quella che viene dipinta fin dalle prime pagine del libro di Andrea Vitali, Pianoforte vendesi, ma altrettanto festosa: è la notte in cui a Bellano si ricorda l’arrivo dei Re Magi in corrispondenza della celebrazione dell’Epifania.
Proprio in quella ricorrenza, uno strano individuo dal carattere introverso e dall’atteggiamento sospetto, scende alla stazione del paese. Ladro di professione, da tutti viene chiamato “il pianista” per le sue caratteristiche mani affusolate.
Quella sera, girovagando per le strade, in attesa che la folla invada i vicoli bui del paese, il pianista si trova improvvisamente davanti ad un cartello affisso sul portone di una vecchia casa. Il cartello recita un’offerta: «Pianoforte vendesi». Incuriosito dal cartello e per niente intimorito dalle parvenze di quella dimora disabitata, il pianista decide di entrare nell’appartamento.
Da quel momento inizieranno per il protagonista tutta una serie di eventi surreali, quasi magici, assolutamente incredibili che metteranno a dura prova le scelte del pianista: nella casa abbandonata incontra la proprietaria del pianoforte che gli racconta il suo amore per la musica e la sua devozione per quello strumento a cui si consacrò come sposa. Il pianista si giustifica fingendo interesse per l’acquisto dello strumento. La vecchia nota le mani strette e sottili, lo incita a provare qualche canzone. Il ladro improvvisa qualche nota, riesce a suonare come se fosse l’anziana a guidare quei movimenti sui tasti, come se fosse entrata nelle sue mani. Quando crede che la vecchia stia ormai dormendo, il ladruncolo lascia la casa. Uscendo sbatte contro un carabiniere di passaggio per un controllo in seguito alla segnalazione di alcuni vicini. Il brigadiere decide di accompagnare il sospettato in caserma per accertamenti. Il protagonista, dopo alcune esitazioni iniziali, declina il falso nome e ammette di aver disturbato la quiete pubblica a suon di prove al piano, ma solo perché era stata la povera anziana a chiedergli un po’ di compagnia. Il caso si infittisce: la vecchia di cui parla il pianista infatti è morta un anno prima, ne sono sicuri i carabinieri che conducono l’interrogatorio. L’appartamento è disabitato da parecchi mesi: unico erede rimasto è il nipote della signora che vive però da qualche tempo a Milano.
Pianoforte vendesi è la storia di un ladro che si ritrova a scegliere fra buone e cattive azioni, tra il bianco e il nero della vita, come il colore dei tasti del pianoforte. I gesti che il ladro dovrà compiere rivelano un forte desiderio di espiare le sue colpe, di riscattare le sue malefatte. Sullo sfondo si colloca un’intera collettività, un paese in cui si consumano, nell’arco di una notte, legalità e illegalità. In questo breve romanzo, in cui si avverte labile il confine fra comandamento etico e abitudine delittuosa, Andrea Vitali ci mostra una Bellano inedita: tra le strade e nelle case si può cogliere ancora l’eco di tutti coloro che l’hanno vissuta e amata. Un omaggio dell’autore alla sua città natale, dipinta fra atmosfere soffuse e penombre, senza abbandonare la cifra più importante della sua scrittura: quel folgorante umorismo che è segno indelebile di tutta la sua poetica letteraria.

Laura Campagnolo

Reviews: Il giorno prima della felicità

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È un romanzo breve, quasi un racconto in forma di favola, quello che Erri De Luca ha consegnato alle stampe nel gennaio di quest’anno, il suo ultimo lavoro.
La storia racconta la vita di Smilzo, un ragazzino orfano cresciuto da solo, a “pastapatate”, mai rassegnato alla condizione che la sorte gli ha assegnato.
Forte degli insegnamenti di Don Gaetano, figura centrale nella vicenda del piccolo orfano, per lui un vero padre adottivo che gli insegna a vivere, Smilzo nutre per questo portinaio mezzo-filosofo un affetto profondo, spontaneamente incondizionato. Don Gaetano diventa così, pagina dopo pagina, amico, maestro, vera e propria guida spirituale che, attraverso consigli e rimproveri, trasmette al ragazzino l’onore e il rispetto per la vita, al pari del terrore e della paura per la guerra. E’ proprio questo infatti lo sfondo storico che fa da cornice a tutto il romanzo, fino al vertice trionfale vissuto nelle “quattro giornate di Napoli”, quando, nell’autunno del ’43 la città, ormai stremata dal regime, insorse contro l’occupazione tedesca in un tentativo di liberazione:
«Fuori c’era il settembre del ’43 e là sotto c’era un mese del calendario ebraico del 5704. Là sotto c’era un uomo che veniva da un tempo antico, contemporaneo di Mosè dei faraoni e gli toccava di essere contemporaneo dei nazisti. Meno male che non l’ho sentito ridere là sotto. […] Fuori i giovani prendevano le armi dalle caserme le nascondevano. Un gruppo con uno vestito da carabiniere aveva svuotato l’armeria del forte di Sant’Elmo. Intanto i tedeschi svaligiavano le chiese, facevano saltare il ponte di San Rocco a Capodimonte, quello della Sanità lo salvammo staccando le cariche esplosive, lo stesso facemmo per l’acquedotto. Volevamo lasciare la città distrutta. La rivolta è stata una salvezza» (cit. p. 29-30).
Nel percorso di crescita dello Smilzo non mancheranno l’incontro con l’amore e la scoperta del sesso, il primo nato nei confronti di una ragazzina del terzo piano del cortile dove giocava a pallone con i compagni («Buttai il pallone di sotto, ripresero a giocare senza badare a me. La discesa era più facile, potevo stendere la mano verso il tubo contando su due buoni appoggi per i piedi sul bordo del terrazzino. Prima di allungarmi verso il tubo guardai veloce al terzo piano. Mi ero offerto all’impresa per desiderio che si accorgesse di me, minuscolo scopettino da cortile. Era lì con gli occhi sbarrati, prima che potessi azzardare un sorriso era scomparsa. Stupido a guardare se lei stava guardando. Bisognava crederci senza controllare, come si fa con gli angeli custodi», cit. p. 9), destinato a diventare una sorta di relazione pericolosa quando Smilzo ritroverà Anna qualche anno più avanti :
«“Anna, è passata un’eternità”.
“E’ finita. Ora incomincia il tempo, che dura momenti.”
“Speravo tutti i giorni che il pallone finisse sul balcone chiuso. Lo scalavo sostenuto da te che mi guardavi. E poi dal terrazzino, buttato di sotto il pallone per togliermi di dosso i loro occhi, avevo da raggiungere la tua faccia ai vetri. Dovevamo sposarci allora, da bambini. Come hai fatto a riconoscermi?”» (cit. p. 62).
Il secondo momento vissuto grazie alla bella vedova del palazzo, conosciuta durante alcune riparazioni elettriche ed idrauliche intraprese per racimolare qualcosa.
Non manca, infine, nel libro, una sottile punta ironica degna di una delle migliori commedie di Eduardo. Questa vivacità conduce il dipanarsi dell’intero racconto fino alla conclusione che vede lo Smilzo farsi uomo.
Romanzo breve, intriso di emozioni a lieto fine, capace di coinvolgere il lettore attraverso la scrittura scarna e poetica dell’autore. Consigliato a tutti coloro che amano sognare ad occhi aperti, con semplicità.

Laura Campagnolo

Avatar-mania | 3D si, ma di qualità

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Record mondiale d’incassi, 2 Golden Globe, 9 nomination all’Oscar, ma non solo. Con Avatar, l’ultimo film di James Cameron, il cinema entra in una nuova era: quella del 3D. È vero che la tecnologia degli “occhialini” era già arrivata in Italia da qualche mese, ma il film del regista canadese è il primo della storia ad essere stato concepito esclusivamente per il nuovo formato tridimensionale. L’attesa spasmodica, fortificata da una campagna pubblicitaria ai limiti del “subliminale”, ha dato i frutti sperati: James Cameron infatti ha finalmente battuto… James Cameron. Il regista, grazie al successo di Avatar, è riuscito ad “affondare” il suo Titanic, detentore del record di incassi fin dal 1997; un successo incentivato anche dall’inflazione: per vedere Titanic bastavano 5000 lire, mentre il costo medio di un cimena 3D è 10 euro!
A Vicenza c’è solo un cinema che dispone di una sala 3D: il Waner Village a Torri di Quartesolo. Tuttavia la tecnologia utilizzata non è la più avanzata (si utilizzano occhiali a lenti polarizzate) e il prezzo del biglietto è notevole (intero 11 euro). Per godere appieno della magia delle tre dimensioni vi consigliamo di provare almeno una volta il Cinecity di Limena: prezzo contenuto (8 euro prenotando da internet) e una tecnologia all’avanguardia (occhiali computerizzati con otturatori LCD). In particolare vi consigliamo la sala 1: 572 posti (la più grande di tutti i Cinecity d’Italia), e uno schermo da 25×10 m che vi catapulterà letteralmente all’interno del film: un’esperienza unica. Buona visione!

Leopoldo Drago

"The Wrestler", un film di Darren Aronofskky

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Quando sentiamo la parola “wrestler o wrestling”, tutti noi abbiamo in mente questi grossi e muscolosi omoni vestiti con buffe calzamaglie che sembrano usciti dalla mente e dalla fantasia di un buon fumettista che dalla realtà vera e propria. Ma dietro quelle maschere, quei personaggi così fasulli, esistono esperienze di vita difficili e crude, in cui l’unico modo per evadere dalle difficoltà consiste appunto nell’indossare i panni del lottatore per potersi sentire importanti agli occhi del pubblico.
E’ stato questo l’intento del regista in questo film, che nulla ha che fare con le esibizioni di wrestling a cui siamo stati abituati alla televisione.
Emerge così il vuoto, la solitudine, un rapporto familiare disastroso, che appartengono al dietro le quinte di Randy “The Ram”, uno dei miti di questo sport. Ma lui affronta tutto come il lottatore che è, non si perde mai d’animo, fino alla fine del suo ultimo incontro.
Il tutto sotto l’ottima interpretazione di Mickey Rourke, in grado di rappresentare sino in fondo i problemi di “The Ram”, come è stata la sua vita fatta di alti e bassi e caratterizzata anche da una sua personale esperienza come wrestler. Randy capisce, comprende, gli errori di una vita passata pensando solo esclusivamente alla lotta e alla conseguente dimenticanza e trascuranza nei confronti delle figlia Stephanie. Cerca così di instaurare un rapporto con la ragazza, di recuperare quei pochi ricordi che uniscono i due con l’aiuto di Cassidy, una lap dancer, di cui è cliente.
Gli sviluppi della storia, che lo vedono in continui momenti di ripresa e altrettanti di disfatta, tra un lavoro insoddisfacente come quello di magazziniere in un supermercato e la possibilità di rinascita grazie alla proposta di un grande incontro, la rivisitazione del celebre macth del 1984 contro l’Ayatollah che gli diede la fama, sono in realtà gli sviluppi e la storia di alcuni veri wrestler che spesso a fine carriera si ritrovano a vendere per pochi dollari i loro autografi a qualche sporadico fan. Uno sport che quindi lascia più danni che soddisfazioni come i segni che questi lottatori riportano sui loro corpi corrispondenti a ferite inguaribili agli arti, perché dietro l’apparente finzione dei combattimenti, necessari per entusiasmare il pubblico, ci sono ferite e sangue vero.
Un film quindi che denuncia come dietro lo show esistano persone in carne ed ossa che per lo sport che amano sacrificano tutto, ritrovandosi in condizioni estreme in cui l’unica speranza è quella di sentire per l’ultima volta il calore del pubblico che incita il loro nome.

Simone Trombin