
Quindici aspiranti giovani scrittori e una parola cardine su cui far ruotare pensieri in libertà, questa la ricetta del “buco”, rivista letteraria in cerca di editore.
Interrogato sull’arte dello scrivere da un giornalista del New York Times Review, Ernest Hemingway disse: ..” lo scrivere implica, nel migliore dei casi, un’esistenza solitaria”. Nell’era delle comunicazioni, qualcosa sembra essere cambiato.
“La banda del Buco”, appare come un gruppo compatto, libero da preconcetti o etichette e, forse proprio per questo, in cerca di un editore.
Si rilassino i professori e i ben pensanti, non siamo al cospetto di un rigurgito sessantottino, nessun romanzo collettivo, non una comune di scrittori, solo l’estrema urgenza di dare spazio alle proprie parole, di farsi conoscere, di mettersi in gioco.
Nell’era di internet a qualcuno basta un blog, ed infatti, il buco ha un suo spazio anche in rete. l’indirizzo a cui cercare, mostra una certa ironia:www.notediunostitico.it. Avvertenze digitate con cautela. Enzo Biagi definiva lo scrivere un lavoro per penne narcise e sederi intelligenti, ma visto l’immondizia che circola troppo spesso nel web, meglio assicurarsi che lo stitico in questione apprezzi la letteratura.
Altrimenti conviene passare al formato più tradizionale, quello cartaceo. Impossibile trovare il buco in edicola, più facile soffermarsi a fare due chiacchiere con gli autori durante le varie feste cittadine, dove normalmente hanno uno stand, e portarsi a casa il manoscritto. Provare per credere.
In quanto ai contenuti, si sarebbe forse dovuti partire da li, nel recensire una tale iniziativa, il giudizio non può essere univoco,vista la diversità di stile tra i diversi autori, e forse, è anche del tutto irrilevante. Vicenza non è la Parigi di fine ottocento, non vanta lo skyline di New York, o la freschezza underground di Berlino o Londra. I nipotini del Pigafetta hanno, prima di tutto, il merito di esserci.
Il lettore medio, oggi giorno, spende all’incirca sette minuti su un quotidiano e poco di più su un manoscritto.
Di questi tempi, dunque, lanciare una rivista letteraria, o almeno provarci, appare un gioco difficile e allo stesso tempo romantico. Roba da far ammutolire al don chischiotte e sancho panza.
Con buona probabilità, nessuno dei soliti ignoti, (la banda del buco) arriverà mai a firmare un best seller, ma a questi quindici temerari della parola, occorre prestare un minimo di attenzione. Poi, dopo aver letto le loro fatiche, che questo mese avevano come tema la parola respiro, potremo giudicarli, dire che si tratta della solita “frittata” post adolescenziale, che una laurea in lettere non ti dà il diritto di copiare lo stile di uno scrittore e spacciarlo per tuo, che, in fondo, aveva ragione Antoni Artaud e tutta la scrittura è cochonnerie.
P.O.Z.