L’aspetto è quello tipico di un nordamericano. Cappello con visiera e t-shirt inclusi. Ma non fatevi ingannare dall’apparenza, la passione e il savoir faire sono quelli tipici del Belpaese. E se vi sedete a tavola con lui non avrete più dubbi, il cibo è arte.
Antonio “Tony” Pasinato è un trentenne Italo-canadese. Figlio di immigrati italiani è nato a Montreal dove vive e lavora. Membro dell’associazione dei veneti del Quebec è uno dei delegati giovanili che parteciperà al prossimo meeting mondiale di Bruxelles, che dal 27 giugno al 3 luglio, vedrà protagonisti giovani veneti provenienti da tutti i continenti.

La storia della tua famiglia è fatta di emigrazione e tanti sacrifici. Ce la puoi raccontare brevemente? Mio papà, dopo la Seconda guerra mondiale, è partito dall’Italia quando aveva 18 anni. Prima di allora non era mai andato via dal Veneto. Si è trovato in Canada solo con suo fratello, senza parlare la lingua locale. Si è messo a lavorare come tanti italiani nell’edilizia. Lavori molto pesanti che poca gente voleva fare. È stato difficile per loro, si sono “fatti fregare” più di una volta non parlando bene la lingua. C’era molto razzismo.
Nonostante tutto questo, tutti e due sono stati capaci di farsi una vita, una famiglia, una casa, lavorando duramente, spesso 6-7 giorni alla settimana. Tanti sacrifici ieri, bellissimi risultati oggi.
Hai mai subito delle discriminazioni a causa della tua origine italiana?
Tantissime. Le cose differenti sono sempre ricevute male, almeno era così quando ero adolescente io. È una cosa molto difficile da vivere quando sei giovane, perché non capisci come mai la gente ti vuole del male. Questo ha come effetto di farti odiare la gente locale, perché ovviamente generalizzi e pensi che tutti ti vogliano del male.
Tutto questo mi ha spinto a studiare la lingua francese ed inglese ancora di più, insieme alla storia del Canada. Volevo fare capire a tutti che il Canada è il mio paese quanto è il loro. Quando vuoi bene al tuo paese studi la sua storia e la sua lingua, solo così capisci veramente cos’è il tuo paese.
Ti senti più italiano o canadese?
Quando sono in Canada sono 100% italiano, quando sono in Italia sono 100% Canadese. Amo tanto i due paesi, mi sento molto fortunato perché mi sembra di avere il meglio dei due mondi.
Che cosa è per te l’identità?
L’ identità è ovviamente collegata alla cultura e alle tradizioni. A mio avviso l’ identità riguarda come pensi in generale, come vedi le cose, la vita, i valori personali che hai. Tutto questo insieme di visioni fa si che allora senti certe cose. Quando altra gente sente le stesse cose, penso che allora, si possa parlare d’identità comune.
Per quello prima dicevo che ho il meglio dei due stati, Italia e Canada, perché sento queste cose, identitarie, per tutti e due i paesi.
Come sono visti gli italiani in Canada?
All’inizio non eravamo visti molto bene perché gli italiani facevano lavori che nessun altro voleva fare, come tutti gli immigrati. Oggi tutto è cambiato. Siamo visti come gente molto creativa, con tanta passione, gente che lavora forte. L’Italia e l’italiano sono molto trendy in Canada. L’Italia si vende molto bene, sia i prodotti che la gente.
Tre aggettivi per descrivere l’Italia a un canadese:
Storica
Eccellente
Passionale
Tre aggettivi per descrivere il Canada a un italiano:
Liberale
Spazioso
Naturale
Per quale motivo un domani tuo figlio dovrebbe sentirsi anche italiano?
Si deve sentire Italiano perché questa è la sua eredità. Però questa eredità si deve insegnare. Come i miei genitori mi hanno insegnato la lingua italiana, la storia italiana il senso di appartenenza alla patria italiana, lo farò anche io con i miei figli. Ma il fatto di sentirsi anche italiano rimane una scelta personale. Bisogna sempre essere fieri delle nostre origini. Io non sono come gli altri canadesi, sono diverso, ho una passione naturale che tanta gente non ha. Lo so che sono differente, e non è una brutta cosa, al contrario. Devi prendere questa cosa, capirla e abbracciarla per poter stare bene.
In che modo hai intenzione di trasmettergli (a tuo figlio) la cultura italiana?
Come hanno fato i miei genitori. A casa, si parlava quasi sempre italiano, perché le altre lingue si imparavano tramite gli amici, la tv, etc. Andando a scuola italiana il sabato. Ma la cosa più importante è portarli in Italia, in Veneto, per farli capire, apprezzare ed innamorare del proprio paese.
Sei favorevole a concedere la cittadinanza italiana ad un bambino nato in Italia da due genitori stranieri?
Penso di si, essendo cresciuto anche io in un paese dove i miei genitori erano entrambi stranieri. Grazie alle scuole che fai, amici, fidanzate, etc., diventi Canadese lo stesso, che lo vuoi o no. Ma questa e una domanda complicata. Qui in Canada gli immigranti diventano veramente parte completa della società già alla seconda generazione. Il figlio nato in Italia da genitori stranieri adotterà anche lui il suo nuovo paese, secondo me. Ma per ottenere questo bisogna anche trattarli bene.
Oltre a lavorare nell’edilizia hai deciso di importare vino italiano in Canada, solo business o è un modo per poter essere in continuo contatto con l’Italia?
All’inizio l’ho fatto per poter essere maggiormente in contatto con l’Italia ora, ovviamente, tengo in considerazione anche l’aspetto economico. Apprezzo sempre tanto il tempo trascorso in Italia, anzi penso di avere un amore ed una passione per l’Italia più forte di tanti italiani che vivono li.
Che cosa dovrebbe fare il Governo italiano per mantenere i rapporti con i nostri connazionali residenti all’estero?
Penso che non ci sia nulla come il legame personale per mantenere i rapporti.
Ad esempio io ho conosciuto alcuni ragazzi di Vicenza grazie ad un viaggio organizzato dalle associazioni che si occupano di emigrazione veneta. Tramite questa esperienza è nata un’amicizia tra di noi che rimarrà anche in futuro, e che indirettamente mi aiuta ha tenere il contatto con l’Italia. Questo vale tanto ed è molto importante.
Anche perché permette a gli italiani di vedere delle realtà internazionali e permette ai veneti all’estero di vedere la realtà Veneta. Anche mettere in contatto le PMI (piccole e medie imprese ndr.) dei diversi paesi aiuta. Prendi me ad esempio, il fatto che faccio commercio nel vino fa si che vengo in Veneto più spesso, mi faccio amici Veneti perché li vedo anche più spesso, etc. Tutto questo crea legami forti.
Andrea Guglielmi